La dominazione sveva, erede diretta di quella normanna, non comportò per Mazara situazioni sociali o amministrative nuove. Si arricchì, invece, ulteriormente la vita religiosa della diocesi grazie alla venuta nella città, nel 1216 ( vivente ancora San Francesco ), del Beato Angelo Tancredi, compagno del Assisiate, che fondò un convento di Francescani ( uno dei primi di quest’ordine in Sicilia ) ed iniziò quella presenza del movimento francescano che conobbe in seguito una singolare fioritura nella nostra diocesi.

Scomparso l’ultimo sovrano svevo, Manfredi, e ceduta la Sicilia da parte del Papa a l re Carlo I d’Angiò, Mazara, come sede di un esteso e ricco vescovado, si mostrò in un primo tempo fedele alla nuova dinastia appoggiata dal Pontefice. Quando però, nella primavera del 1282, da Palermo iniziò la sommossa contro il gravoso e tirannico governo angioino, i Mazaresi non esitarono a schierarvisi contro anche loro.

Animati e guidati da Ugone Talach, istituirono una magistratura repubblicana nella città e mandarono soldati a Palermo a sostenere la rivolta del Vespro.

Quando tutta la Sicilia sostenne il re Pietro d’Aragona contro il sovrano angioino, Mazara era alla guida di una delle sette circoscrizioni territoriali dell’Isola, nate dalla rivolta e diede in quell'occasione, data la sua prosperità economica, un contributo notevole, in denaro e in vettovaglie, per le necessità della guerra.

E allorché il re Giacomo d’Aragona, successo a Pietro, si accordò segretamente, grazie alla mediazione del Papa, con Carlo d’Angiò per lasciare a lui la Sicilia, sparsasi la notizia, i siciliani mandarono al re una delegazione, di cui faceva parte il mazarese Ugone Talach, per manifestare la loro volontà di non ricadere sotto la signoria angioina. Non avendo potuto il re negare l’accordo stipulato con gli Angioini, i Siciliani si dichiararono sciolti da ogni vincolo di fedeltà nei suoi confronti.

In un convegno tenutosi a Catania il 15 gennaio 1296, i rappresentanti delle varie città della Sicilia, fra i quali anche quelli di Mazara, elessero re Federico II d’Aragona e ripresero la guerra contro gli Angioini. Alla battaglia della Falconara, che concluse a favore di Federico II la guerra del Vespro, partecipò un valoroso contingente di soldati mazaresi, fra i quali alcuni cavalieri ed arcieri.

Anche dopo la pace di Caltabellotta ( 1302 ), comunque, si ebbero varie incursioni di truppe angioine in Sicilia. Una di queste, nel 1316, raggiunse anche Mazara; ma un manipolo di cavalieri mazaresi, guidati da Bartolomeo Monteaperto, sconfisse la schiera angioina, circa un migliaio di uomini.

Nel 1317 Federico II si trasferiva con tutta la sua corte a Mazara e vi si fermava fino all’estate dell’anno successivo. Duarente questa permanenza, la famiglia reale venne allietata dalla nascita del quartogenito di Federico, di nome Ruggero, che ricevette il battesimo nella Cattedrale. Memore dei servigi prestati e del contributo offerto dai Mazaresi nella guerra del Vespro e grato della fedeltà da loro mostrata alla Corona, Federico II volle ricompensarli con la concessione di un singolare privilegio, di cui la città andò sempre, ed a buon diritto, fiera.

Questo privilegio, emanato in data 14 luglio 1318, prevedeva l’esenzione da tutti i tributi regi, compresi i diritti di dogana e di fondaco, col solo obbligo per i cittadini mazaresi di destinare 200 onze per la riparazione delle mura, danneggiate durate la guerra del Vespro, e di provvedere per gli anni successivi alla loro manutenzione; prevedeva ancora l’estensione alla città di Mazara delle consuetudini giuridiche vigenti a Palermo per la regolazione e la soluzione delle questioni civili.

Il privilegio, poi, concedeva alla cittadinanza mazarese di fare legna nelle foreste di Birrybaida e di Castelvetrano e accordava anche ad essa la “fiera franca”, la facoltà cioè di tenere ogni anno nel mese di agosto, in occasione della festa del Santissimo Salvatore, una fiera della durata di 30 giorni, esente dal pagamento di qualsiasi diritto dovuto alla regia Corte.

Quest’ultima era la più consistente e significativa concessione: solo Trapani e Messina allora godevano del diritto di “fiera franca”, e per la durata di soli 15 giorni.

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Change Language

Italian English French German Spanish

Prossimi Eventi

Nessun evento