Arco Nomanno Mazara del ValloInsediatisi nell’Italia meridionale, i Normanni trovarono naturale estendere le loro conquiste anche alla Sicilia e liberarla dalla presenza e dal dominio degli “infedeli” Saraceni. Le lotte per la conquista dell’isola si protrassero fino al 1091, quando cessò la resistenza degli ultimi presidi musulmani. Mazara, però, venne conquistata quasi due decenni prima, nel 1072, dal Conte Ruggero che, prendendo possesso della città, vi innalzava l’insegna della Croce col motto “Cristo vince”, dando così alla sua conquista quasi la nobile impronta di una “crociata”.

Appena conquistata la città, il Conte Ruggero pensò subito a fortificarla, facendo costruire, sullo stesso tracciato delle mura precedenti, una nuova e più robusta cinta muraria, ed erigendo un castello in prossimità del mare. 

Le nuove opere difensive vennero ben presto messe alla prova dal tentativo di riconquista da parte dei Musulmani fatto appena qualche anno dopo, nel 1075. Al comando di una flotta di 150 navi, un nipote del re di Tunisi, di nome Mokarta, sbarcava a Mazara e cingeva d’assedio il castello. La fortezza resistette per circa una settimana, finchè una schiera di cavalieri normanni, guidati dallo stesso Conte Ruggero, accorso in difesa della città assediata, riuscì a sbaragliare gli assedianti facendone prigionieri molti, fra i quali lo stesso Mokarta.

L’evento rimase vivo nella memoria popolare ed un canto, raccolto dal Pitrè, ancora nel secolo scorso, così lo commemorava: “ Sugnu risortu a farivi sintiri/ A soccu fici lu conti Ruggeri/ Amurusu di Cristu e di la fidi/ Unitu a quattrucentu cavalieri./ Cc ‘ era a Mazara tanti Saracini/ Muarta sulu arzava li banneri/ Cci fu ‘na guerra, sintistivu diri./ Persi Muarta, e cu vinciu? Ruggeri. (“Sono risoluto a farvi sentire/ ciò che fece il Conte Ruggero/ per amore di Cristo e della fede/ assieme a quattrocento cavalieri./ C’erano a Mazara tanti Saraceni/ Mokarta solo alzava le bandiere./ Ci fu una guerra, l’avete sentito dire./ Perdette Mokarta, e chi vinse? Ruggero” ). Anche un altorilievo, oggi collocato sopra la porta principale della Cattedrale, raffigurante il Conte Ruggero a cavallo vittorioso sul condottiero nemico, ha conservato nei secoli la memoria della definitiva sconfitta dei Musulmani a Mazara.

Divenuto re della Sicilia, il Conte Ruggero non fissò stabilmente la sua sede in una città dell’Isola, ma risiedeva ora in questa ora in quella città secondo l’esigenze e le opportunità del suo governo. Dal 1093 ale 1097 egli soggiornò spesso a Mazara e fu qui ( nel 1093 appunto ) che provvide ad un primo riordinamento della proprietà fondiaria di tutta la Sicilia. Nel riassetto amministrativo-territoriale dell’Isola, Ruggero I ( come poi continueranno a fare i suoi successori) manifestò il disegno politico di fondare il suo potere sul sostegno della Chiesa, che egli stesso si impegnò a rifondare e a riorganizzare provvedendo anche alla delimitazione delle diocesi e alla nomina dei vescovi e della borghesia cittadina. Fece varie concessioni ai vescovi, assegnò numerosi fondi a loro e ad altre dignità ecclesiastiche, fece costruire chiese e conventi, dotandoli di fondi per il loro mantenimento.

Anche la Chiesa di Mazara deve molto a Ruggero I. Nell’ottobre del 1093 il re istituì, con un diploma poi confermato da una bolla del papa Pasquale II, la diocesi di Mazara e nominò il primo vescovo, Stefano. Nello stesso anno, con una non casuale coincidenza, venne eretta, sempre per volontà di Ruggero I, la Cattedrale, consacrata al Santissimo Salvatore.

Fra le concessioni che re Ruggero fece ai vescovi vi era anche quella della decima, che essi avevano il diritto di percepire su tutti i tributi regi imposti alle città e alle terre demaniali. Anche i feudatari dovevano le decima ai vescovi. Ma la concessione fatta dal sovrano non era regolamentata da una norma ben precisa, per cui sorse ben presto un contrasto fra i baroni, i quali non volevano pagare le decime, che dicevano di voler destinare alle chiese delle loro terre e i vescovi, che non intendevano accettare l’ingerenza dei feudatari nell’amministrazione ecclesiastica. Per risolvere il contrasto, re Ruggero convocò a Mazara, nel 1097 in una grande assemblea, tutti i vescovi ed i baroni della Sicilia: era una specie di parlamento che si riuniva per la prima volta. Nel corso della singolare assemblea, l’accordo fu raggiunto: i baroni s’impegnavano a versare le decime ai vescovi e questi a loro volta a riservarne la terza parte alle chiese ubicate nelle terre feudali.

Sotto i Normanni ( e poi sotto gli Svevi ) non si arrestò lo sviluppo che Mazara aveva già conosciuto nel periodo della dominazione musulmana, anzi nuovi sbocchi commerciali si aprirono con altri porti del Mediterraneo e dell’Italia stessa, e l’agricoltura continuò a prosperare, anche se le concessioni feudali dei sovrani normanni favorirono la rinascita del latifondo e le coltivazioni estensive, soprattutto di grano, presero il sopravvento su quelle intensive dell’epoca precedente. La testimonianza dell’ Edrisi più indietro citata si riferisce, come già è stato notato, al secolo XII, e in un documento del secolo successivo ( 1273 ) Mazara risulta gravata da diciassette gabelle o “dohane”, a differenza di altre città della Sicilia occidentale (Marsala, Salemi, Alcamo, Trapani, Castelvetrano ) sottoposte invece ad un numero variamente inferiore. 

Siccome ogni gabella si riferiva ad una precisa attività economica, significa che ancora nel XIII secolo l’economia mazarese era prospera di ben 17 attività economiche e, oltre quelle elencate nel documento ( attività agricole, commerciali, industriali: dalla produzione di datteri alla fabbrica di manufatti di cotone e lino, dalla macellazione alla viticoltura, dalla panificazione alla caccia e alla manifattura di finimenti per animali da sella ), altre attività ancora fiorirono in quel periodo, come la fabbricazione di vasi, la produzione di salnitro in alcune grotte di Miragliano e le attività connesse all’esistenza di mulini, tonnare e saline.

Dal punto di vista urbanistico, la città non subì sostanziali cambiamenti. Fu dotata, come abbiamo visto, di una robusta cinta muraria ( sorta sullo stesso tracciato delle precedenti mura musulmane ), di forma irregolarmente quadrangolare, lungo i cui lati si aprivano quattro porte, denominate rispettivamente Porta Mokarta, Porta Palermo, Porta Salaria ( poi Porta Regina ) e Porta Cartagine ( poi Porta Chiaramonte, Carricatore, Portello ); e di un Castello ( eretto nello stesso sito di una precedente fortezza musulmana ), rafforzato da baluardi e da torrioni, adibito al tempo stesso a struttura di difesa e a dimora di principi, sovrani e regine. Numerose torri furono costruite, per l’avvistamento e per la difesa da attacchi esterni, un po’ ovunque: sia lungo le mura sia sulle alture del territorio mazarese e lungo il litorale ( queste ultime comunicavano tra loro e con torri dei litorali di Marsala e di Sciacca ).

Il rifiorire della fede cristiana, sostenuto dai sovrani normanni, favorì la costruzione di chiese e monasteri. Oltre alla già ricordata Cattedrale, all’epoca normanna risale la fondazione della Chiesa di San Nicolò Regale, della Chiesa di Santa Maria delle Giummare, del Monastero di San Michele e della Chiesa di San Vito.

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