Palazzo Vescovile Mazara del ValloCon un diploma, dunque, emanato nel 1093 da Ruggero I e successivamente confermato da una bolla papale, venne istituita la diocesi di Mazara, a cui furono assegnati dal sovrano normanno confini estesissimi. La diocesi comprendeva quasi tutta la Sicilia occidentale, toccando anche i territori di Corleone e di Palermo. Nel diploma rogeriano venivano indicati come appartenenti alla diocesi i centri urbani di Marsalia, Trapolis, Calatubh, Gulmes, Calathaczaruth, Belich, Calathamet, Partenich, Cines, Carine, Jath: toponimi di cui alcuni facilmente identificabili ( Marsala, Trapani, Salemi, Belice, Calatafimi, Partinico, Cinisi, Carini, San Giuseppe Jato ). Ancora nel XVIII secolo i confini della diocesi comprendevano le città di Mazara, Marsala, Trapani, Monte di San Giuliano (Erice) , Salemi ed Alcamo ed i centri minori di Castelvetrano, Calatafimi, Partanna, Castellammare, Paceco, Borgetto, Carini, Capaci, Torretta, Vita, Gibellina, Poggio Reala, Salaparuta, Santa Ninfa, Campobello, Xitta, Valguarnera, Partinico, Cinisi, nonché le isole di Pantelleria, Favignana e Marettimo, e sulla sponda africana Tunisi e Goletta, sulle quali la giurisdizione del vescovo di Mazara era puramente nominale. Fu solo nella prima metà del XIX secolo che i confini della diocesi vennero notevolmente ridotti, in seguito all’istituzione della diocesi di Trapani e alla assegnazione alla diocesi di Monrelae di centri quali Partinico, Borgetto, Carini, Terrasini ed altri.

Il diploma di re Ruggero, oltre a fissare i confini della diocesi, assegnava al vescovo in donazione il Casala Bizir ( detto poi il Casale del Vescovo ), un complesso di ventitré feudi per un’estensione di tredicimila etteri (il Vescovo diventava così il più grande feudatario della Sicilia occidentale ), nonché le decime sulla città e su tutti gli altri centri della diocesi.

Le concessioni fatte da Ruggero I furono riconfermate da Ruggero II con un diploma nel quale il diritto delle decime in favore del vescovo di Mazara veniva esteso anche al porto e alle tonnare delle diocesi. Dopo il 1232, con l’entrata in vigore delle “Nuove Costituzioni” di Federico II, sulle nuove imposte regie, vennero abolite le decime per i vescovi, che rimanevano invece in vigore per i “vetera iura”, cioè per i tributi imposti dai re normanni alle città e alle terre dell’isola.

Le decime in favore dei vescovi non rimasero immutate nei secoli: alcune scomparvero, altre furono riconfermate più volte, finchè vennero abolite nel XIX secolo. Sempre confermate risultarono invece le decime sulle tonnare, la cui rendita peraltro era abbastanza cospicua. Nel 1741, su un reddito complessivo di 4384 onze, ricavato da tutti i beni e i diritti del Vescovado, le decime sulle tonnare della diocesi allora attive (nove) procuravano la somma di 732 onze e costituivano la seconda voce attiva del bilancio; e quando, dopo il 1820, furono convertite in prestazioni in denaro, il canone annuo spettante al vescovo di Mazara ammontava a poco più di 800 onze.

La riscossione delle decime non fu, comunque, sempre pacifica, come attestano numerose sentenze, conservate nell’archivio vescovile, emanate in varie tempi dalle magistrature per costringere al versamento delle decime proprietari o appaltatori riluttanti. E qualche volta il vescovo si vedeva costretto a ricorrere anche alla minaccia della scomunica, come fece nel 1586 Bernando Gasco per ottener e il pagamento delle decime dal proprietario della tonnara di Isola delle Femmine.

Gli introiti notevoli del Vescovado servivano per varie opere, non solo di natura pastorale, ma anche civile e sociale. Come feudatario del Casale Bizir, il vescovo era tenuto a fornire al re un contingente di soldati; egli, inoltre, doveva contribuire alla difesa del litorale affrontando le spese della guardia e della manutenzione di una torre di avvistamento. Il vescovo interveniva nei bisogni della città, sia che si trattasse di perorare presso il re una giusta causa ( come fece, per esempio, il vescovo Giovanni IV La Rosa presso il re Alfonso il Magnanimo per ottenere il riscatto della città dalla signoria dei conti di Modica ), sia che si trattasse di soccorrere la popolazione colpita da una pestilenza o da altra calamità.

A volte gli venivano affidati incarichi diplomatici o di rappresentanza: Francesco II, per esempio, fu mandato nel 1388 al Concilio di Palermo per sostenere i diritti del papa Urbano VI contro le pretese dell’antipapa Clemente VII; Bartolomeo Castelli, all’inizio del XVIII secolo, si adoperò presso il Papa per risolvere il contrasto fra la Curia romana e il re Vittorio Amedeo di Savoia, sorto per la pretesa di quest’ultimo di esercitare l’antico diritto dei sovrani normanni della “Legazia” ( che comportava la giurisdizione del re su tutto il clero dell’isola ).

Il vescovo, poi, provvedeva ai poveri e si occupava delle Opere Pie. Fu il già citato Giovanni IV La Rosa a fondare il vecchio ospedale di Mazara, che altri suoi successori provvidero in seguito a rendere meglio attrezzato e più efficiente.

E il vescovo Luciano De Rubeis fondò il Monte di Pietà a Mazara; il vescovo Bernardo Gasco elaborò gli statuti dell’ospedale e del Monte di Pietà di Salemi; il vescovo Marco La Cava, nel corso di una visita pastorale a Marsala, provvide a dotare cento fanciulle povere e a riordinare l’ospedale e il Monte di Pietà di quella città. Nell’archivio vescovile di Mazara abbondano i documenti che riguardano ospedali ed Opere Pie di tutta la diocesi.

E poi ancora opere sociali: il vescovo Marco La Cava, nei primi decenni del XVII secolo, provvide all'approvvigionamento idrico di Mazara, il vescovo Luigi Scalabrini alla sistemazione del porto, il vescovo Carmelo Valenti, nella seconda metà del secolo scorso, dotò la città di un nuovo acquedotto.

Né meno prezioso fu il ruolo dei vescovi di Mazara nel campo delle arti e della cultura: ristrutturarono ed abbellirono chiese preesistenti ( Giovanni VII Monteaperto, per esempio, nella seconda metà del XV secolo ristrutturò la Cattedrale e vi raccolse, in un apposito “tesoro” preziosi arazzi, paramenti sacri e suppellettili varie ), ne fecero costruire di nuove e promossero gli studi e la cultura, che risultarono notevolmente avvantaggiati dalla fondazione, sul finire del XVI secolo, del Seminario, che divenne, soprattutto nel XVIII e nel XIX secolo, anche un rinomato centro di studi.


NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Change Language

Italian English French German Spanish

Prossimi Eventi

Nessun evento